Costruire nuove Trame a San Basilio tra interazione e sperimentazione.

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Ecco il racconto di Francesca Lacroce su Trame_Trasmissioni di Memoria, il nuovo progetto targato WALLS in collaborazione con il Cemea del Mezzogiorno Onlus e NOEO per il territorio di San Basilio e i suoi abitanti più “maturi”.
Per più info sul progetto visitate il blog di Trame.

“Il progetto TRAME – Trasmissioni di Memoria muove dalla volontà di dare voce a un microcosmo di entità materiali e immateriali, localizzato in un angolo della periferia romana. Gli abitanti, i palazzi, le strade, ma anche le idee, le tradizioni e i valori culturali che incarnano l’identità del luogo: un vasto serbatoio di memoria che pur mantenendo una sua peculiare unicità ricorda storie vissute altrove, in luoghi caratterizzati da una simile genesi.

Così TRAME tenta di sollecitare questa narrazione attraverso degli incontri e dei laboratori d’arte rivolti agli abitanti più maturi del quartiere. Loro, unici custodi di storie e aneddoti preziosi, hanno raccontato loro stessi attraverso riflessioni che coinvolgono la realtà che li circonda. Attingendo da questo repertorio con l’intenzione di restituire queste storie all’intera cittadinanza di San Basilio e non, il progetto TRAME si serve così dello sguardo plasmante dell’arte che legge in profondità e intravede, raffigurandola, la straordinarietà del quotidiano.

Cos’è TRAME?

Memoria e cultura, arte e territorio, questi sono i concetti cardine del progetto; l’idea è quella di porre l’accento sulla componente umana, intesa come progressiva (e in ultima analisi, autonoma) riscoperta delle proprie ricchezze, sia a livello individuale che collettivo. Tentando di far allineare il regno del reale con il regno dell’immaginario, abbiamo deciso di disegnare un modello progettuale ad hoc, che fosse munito di nuovi strumenti d’indagine.

Al di là della complessità che generalmente contraddistingue i progetti firmati da WALLS – la cui componente partecipativa presuppone una struttura complessa – in questo caso si è voluto costruire un gruppo di lavoro eterogeneo che condividesse metodi e obiettivi. Mimando la natura dialogica che si pone alla base dell’intervento artistico nel complesso, l’intera struttura è stata concepita come un organo interattivo ma costituito, al suo interno, da una serie di funzioni distinte svolte dalle singole componenti. Mentre i membri di WALLS si sono occupati degli aspetti curatoriali, fungendo da organo di coordinamento e direzione artistica, il gruppo di psicologi NOEO ha mediato l’azione di confronto con gli anziani e ne ha interpretato le espressioni servendosi di modelli scientifici. Gli artisti, servendosi della matrice analitica prodotta, hanno creato, attraverso un fitto scambio con gli anziani, dei manufatti artistici in alcuni casi e progettato performance ed eventi, in altri.

TRAME_Trasmissioni di Memoria

Appare evidente come l’elemento umano, incarnato nel caso specifico dalla forma identitaria dell’anziano, diventa contemporaneamente l’oggetto dell’azione progettuale, in quanto specifico campo d’indagine del lavoro artistico, e soggetto attivo, che prende parte al processo creativo nel momento in cui si realizza. Per queste ragioni, l’apporto del gruppo NOEO che funge da facilitatore del processo, si pone come condizione essenziale. Innescando, gestendo e direzionando la fitta rete di interazioni, l’obiettivo è stato quello di assicurare uno scambio fruttuoso a tutte le componenti in gioco. Grazie all’approccio utilizzato, di tipo scientifico-interpretativo, si è tentato di ricostruire la geografia emozionale del territorio, esaminando ‘la cultura locale’ cristallizzata in due realtà associative del quartiere: il Centro Anziani di via Pergola e il Circolo Bocciofilo Valli di Roma – non in termini riduttivi, ma esemplificativi. Senza questi strumenti metodologici, sarebbe risultato difficile restituire una lettura approfondita della percezione comune, i cui confini indefiniti si formano spesso sulla base di una interpretazione soggettiva e talvolta parziale. Inoltre, l’aver condotto un tipo di operazione analitica ha permesso di rafforzare l’attitudine auto-riflessiva dei singoli attori in merito al proprio operato e ha così svolto un’azione di controllo/contenimento sul raggiungimento degli obiettivi prefissati a livello globale.

Ad ogni modo, sebbene scaturita da esigenze progettuali le cui finalità miravano all’attivazione di processi positivi sul territorio, questa impostazione tendeva ad appesantire la condizione degli artisti: attribuendo esplicitamente una responsabilità sociale all’arte, che la permea intrinsecamente, a livello ideale, ma non sul piano del reale/del fattivo, si rischiava di imporre una condizione di concretezza e di conferire uno status diverso all’intervento artistico. Per lo stesso motivo, la forte propensione ad agire dall’interno di un modello così fortemente strutturato e che introduceva linguaggi e modi di produzione attinenti a discipline diverse rispetto a quelli tipici della produzione artistica rischiava di inibire la spontaneità dell’atto artistico libero da condizionamenti “interni”.

WALLS in questo senso ha agito mediando con le diverse parti, ha cercato di tutelare ‘l’integrità’ della presenza artistica da un’eccessiva compressione, partendo dall’assunto che l’intervento artistico nel suo manifestarsi deve mantenere una sua autonomia, seppur emergendo da un contesto specifico e dialogando con esso. L’azione di WALLS è intervenuta inoltre nella difficoltà di garantire una gestione aperta e orizzontale della pianificazione del progetto, in virtù della natura composita della struttura e della varietà di approcci artistici, assicurandone al tempo stesso la coesione in un’azione unitaria e coerente. Alla fine di questa esperienza, l’impressione che permane è che il variegato scenario umano da un lato e dall’altro dell’azione, sia dalla parte di chi ha proposto questo esperimento, sia dalla parte di chi l’ha accolto, abbia in ultima analisi effettivamente raggiunto una dimensione di scambio reciproco e di espressione corale.

In linea con le intenzioni più profonde del progetto, relative alla (ri)costruzione di legami dei singoli con altri singoli (o gruppi) normalmente distanti e separati, la volontà è stata quella di lasciare che il dialogo e la conseguente narrazione accadesse rispettando i propri tempi e modalità di espressione. Per questo, il progetto TRAME è stato un progetto diverso dagli altri, un progetto diluito nel tempo, costretto a rallentare la frenesia produttiva che spesso s’impone, in conformità con la lentezza che contraddistingue l’anima del quartiere.
Possiamo considerarlo come un’insolita parentesi poetica. Poetica, perché sfiora le tonalità dell’animo nascoste, quasi impercettibili, difficili da cogliere con la sola intenzione comunicativa. Una manifestazione improvvisa, quasi inaspettata, che trasuda dal magma inconscio e, quasi con stupore, si affaccia nel regno del reale.

Così, mentre alcuni frammenti di storie e ricordi prendevano vita, si coloravano e si definivano emergendo da un grezzo blocco monolitico, le assenze e i vuoti si riempivano e le distanze si accorciavano.”

Francesca Lacroce, Produzione e Ricerca, WALLS

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