FA/DE Famagusta Deryneia Mural Art Project | “The great escape” & “untitled”

 

untitled Nurtane Karagil, Twenty Three Derinya, 2015 Photocredit: Panagiotis Minauntitled
Nurtane Karagil, Twenty Three
Derinya, 2015

Il lavoro di Nurtane Karagil and Twenty three si presenta con un forte accento grafico. La superficie è stata ridotta e inquadrata in una cornice di legno, giocando con il corrispettivo visivo del frame, della cornice, a simboleggiare una scena che presuppone un interno ed un esterno, un’ambiguità che ricalca la situazione dell’isola di Cipro e tutti i suoi paradossi.
L’immagine racconta una realtà che a prima vista non è diversa dalla nostra, da quell’occidente così vicino, ma il suo essere capovolta ci proietta immediatamente in un mondo altro, simile ma opposto. 50 anni, tanta è la distanza dalla normalità per Cipro, dallo scorrere di esistenze senza muri e divisioni, da tensioni che noi, qui, a malapena ricordiamo e che ancora oggi sono nei racconti degli anziani, lontanissime da noi. È questo tempo immobile che scandisce la vita nell’isola, dove tutto sembra tranquillo e occidentale ma poi trovi un muro, del filo spinato e delle divise di altri colori a ricordarti che non è così, che qualcosa è ancora immobile.
Questa consapevolezza fuoriesce dall’opera con una freddezza chirurgica: mani esterne sembrano giocare a determinare finanche l’andamento del sole e delle maree. Questi arti provengono dall’esterno dello schermo – forze esterne o esterne? o entrambe in uno squallido gioco dei ruoli? –  a rappresentare la cornice di un paese assurdamente congelato in una situazione che molto occidente neanche conosce.
E così l’impressione è che questo lavoro parli, con i suoi colori accessi, ridenti ed esasperati, di una verità grottesca, di un paese che attende di ribaltare il suo status quo per avvicinarsi alla normalità, dove gli uomini, e gli artisti prima di tutto, sono pronti al cambiamento.

"The Great Escape" Opsis Synopsis, Umay Kutay Yilmaz Famagusta, 2015 Photocredit: Panagiotis Mina

“The Great Escape”
Opsis Synopsis, Umay Kutay Yilmaz
Famagusta, 2015

L’opera di Opsis Synopsis and Umay Kutay Yilmaz si configura come una romantica e malinconica immagine divisa tra amore e fuga. La frustrazione per la condizione esistenziale dell’isola e dei suoi abitanti viene rappresentata attraverso elementi contrapposti che tramite una coerente semplicità compositiva sono in grado di raccontare la profonda tensione emotiva alla base di questo lavoro.Una grande nave, simbolo del mare che circonda l’isola, è trasformata in un oggetto volante: una mongolfiera ricolma di valigie. La necessità di evadere dalle contingenze per guardare oltre, per staccarsi dall’isola, per sentire la libertà di quell’aria che divide la terra dalla terra, per scavalcare il mare, è simbolizzata da quest’elemento ibrido, tra il marino e il celeste, in cui sono stipati i ricordi, la storia, gli affetti. Le grandi valigie ricoprono totalmente il fondo della nave, non c’è spazio sufficiente per i naviganti ma solo per i loro bagagli. Ma l’imbarcazione è già alta nel cielo sopra Cipro, riconosciamo il faro della città di Famagusta, e Il terreno brullo alla base è schiacciato da un cielo stellato che domina su tutti gli elementi. La scena è sospesa, la necessità di partire si impiglia nell’immagine stessa, nel risvolto e nelle pieghe dell’isola. Il lembo di terra che si solleva è l’immagine stessa, cosi che l’opera sembra staccarsi dal muro: un sogno quindi? o il voltare pagina attraverso la dolce e terribile tensione che ci spinge lontani e al contempo ci richiede un impegno personale per il cambiamento?
L’ancora non lascia partire la nave, il desiderio di non abbandonare la nostra casa si fa forma concreta, impegno simbolizzato non da una catena ma dallo strumento che rende sicura la sosta nel mezzo del mare, che lascia oscillare l’anima ma che non ci manda alla deriva.

 

Simone Pallotta, Curatore, WALLS

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