FA/DE Famagusta Deryneia Mural Art Project | Un viaggio lungo un progetto

FA/DE ©PanagiotisMina

Ogni viaggio degno di essere definito tale acquista una propria sostanziale dimensione nel momento in cui si fa ritorno. Solo allora, un’esperienza circoscritta nel tempo, così intensa da sembrare a tratti irreale, assume una forma precisa nel nostro bagaglio di esperienze, un bagaglio in perpetuo accrescimento.

Questa volta WALLS traghetta la sua vocazione, sempre aperta al confronto creativo, dall’altra parte del Mediterraneo, più precisamente sull’isola di Cipro, un’isola estremamente affascinante, per le sue indiscusse meraviglie paesaggistiche e artistiche, e non solo. Nota ai più per le acque cristalline, i villaggi all inclusive che popolano le splendide coste e le notti di movida spensierata, scontato ma per niente superfluo dire che Cipro è molto di più. Situata all’estremità orientale del Mediterraneo, grazie alla sua posizione strategica, Cipro è stata per millenni contesa da varie potenze politiche che hanno via via alternato la propria influenza sull’isola. Stretta tra le terre turche e quelle del Vicino Oriente, ma abbastanza prossima alla Grecia da sentirne l’influenza politica, Cipro è stata particolarmente interessata dalle azioni del governo turco e di quello greco negli anni più recenti del suo sviluppo. Le pretese che questi governi hanno avanzato sul territorio cipriota, unitamente al verificarsi di scontri interni tra gruppi turco-ciprioti e greco-ciprioti negli anni ’60, hanno causato una separazione e conseguente riorganizzazione del territorio in due parti: la Repubblica di Cipro a sud, con predominanza di popolazione greco-cipriota, e la Repubblica Turca di Cipro del nord, uno stato riconosciuto dalla sola Turchia. Oltre che generare un numero elevatissimo di profughi per via della redistribuzione dei territori, la linea di demarcazione stabilita è rimasta invalicabile per un tempo incredibilmente lungo, dal 1974 al 2003, anno di apertura del primo checkpoint.
La percezione di una conflittualità latente, seppur sedata nel corso degli anni, è tuttora sensibilmente avvertita e trova conferma nell’ancora esistente muro di separazione, la cosiddetta “Linea verde”, che corre lungo l’asse orizzontale dell’isola tagliandola a metà. La partizione cipriota instaurata formalmente nel 1974 continua a generare potenti dinamiche interne di conflitto tra le maggiori componenti etnico-culturali e reazioni a catena in grado di cristallizzare nel tempo relazioni umane costruite sulla base di un risentimento ancora profondamente radicato.

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Per far fronte a questa situazione di chiusura ancora dominante, negli ultimi anni molte realtà locali sono impegnate nel tentativo di incentivare il discorso sulla riattivazione dell’esperienza bi-comunale attraverso una serie di iniziative artistiche, culturali e performative, nella maggior parte dei casi supportate dall’Unione Europea o dalle Nazioni Unite. Si pensi, in primo luogo, ad EMAA, un’associazione no-profit che ha formato una piattaforma di incontro e confronto tra artisti contemporanei ciprioti di entrambe le comunità. Un’altra realtà è il Rooftop theatre, un gruppo di appassionati e professionisti del teatro che ha all’attivo una serie di opere incentrate su questo conflitto.
Proponendosi di agire su più piani produttivi – dal settore economico/imprenditoriale a quello culturale e turistico – al fine di ricreare un clima di riconciliazione, il progetto RENEWAL, un’iniziativa di ong locali supportata dall’UN-DP, Programma delle Nazioni Unite per lo sviluppo si prefigge di fornire occasioni concrete di collaborazione fra greco-ciprioti e turco-ciprioti avendo come campo di azione principale il territorio di Famagusta. In quest’area, i centri principali sono Famagusta e Deryneia, due città emblematiche e rappresentative del conflitto cipriota: due nuclei abitativi adiacenti ma situati ai lati opposti della “Linea verde”.
Per WALLS, l’occasione di affacciarsi sulla vicenda cipriota si presenta proprio con l’invito di Renewal ad immaginare un progetto di arte pubblica in grado di connettere simbolicamente le città di Famagusta e Deryneia attraverso il linguaggio artistico.

La proposta si concretizza nel progetto FA / DE – Famagusta Deryneia Mural Art Project, della durata di due settimane dal 19 al 31 ottobre 2015. Il progetto coinvolge 2 artisti turco-ciprioti, Nurtane Karagil – Umay Kutay Yilmaz, e 2 artisti greco-ciprioti, Opsis Synopsis – thwenty-three, selezionati dal team di WALLS a seguito di una public call e chiamati ad operare collaborativamente su un muro di Deryneia (Nurtane Karagil – thwenty-three) e su un muro di Famagusta (Umay Kutay Yilmaz – Opsis Synopsis).

Pur utilizzando media e approcci molto diversi, gli artisti selezionati – Nurtane Karagil, thwenty-three, Umay Kutay Yilmaz, Opsis Synopsis – appaiono accomunati dall’attingere al medesimo universo visivo e simbolico appartenente alla dimensione collettiva cipriota, per sviluppare una personale narrazione e una propria critica. Grazie alla visione in profondità propria degli artisti, l’obiettivo è quello di sfruttarne la sollecitazione artistica innestandola sul territorio, così da attivare un processo di confronto culturale che si estende anche ai visitatori.
La sfida per WALLS è di creare l’occasione per un incontro tra artisti eterogenei che si differenziano non solo a livello espressivo, ma anche identitario, e di stimolare un dialogo aperto e fruttuoso. Un dialogo per sua natura complesso e organizzato su diversi livelli che comporta fin dall’inizio la mescolanza e lo sconvolgimento dei parametri di riferimento di ognuno di loro.

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Ad attivare questo intenso dialogo è la residenza artistica, concepita come un contenitore di esperienze orientate a una riscoperta condivisa del territorio da parte degli artisti. Tutti gli artisti dormono sotto lo stesso tetto, in una casa immersa in un’area verdeggiante non lontana dal centro di Famagusta: una condizione di convivenza forzata che favorisce fin da subito la creazione di un clima di scambio reciproco e sincera coesione atto a generare un’ampia riflessione su ogni aspetto delle diverse attività.
Il fitto programma immaginato per il progetto, tenta di convogliare diversi campi d’indagine e di fornire molteplici chiavi di lettura. Un percorso non lineare di momenti/occasioni di incontro con luoghi e persone in grado di introdurre dettagli e intrecci di una più ampia narrazione tutta da comporre: dalla visita al museo archeologico di Cipro alla mostra del giovane fotografo Panagiotis Mina, passando per alcuni monumenti pubblici particolarmente significativi. Ogni passo è un momento di grande crescita per gli artisti e di conseguenza per il progetto stesso.
Ad accompagnarci nell’osservazione di alcune piazze di Nicosia è Chrystalleni Loizidou, una giovane ricercatrice di Antropologia Visiva che ci guida nella lettura del territorio attraverso monumenti pubblici attorno ai quali si snodano processi sociali di interazione con lo spazio cittadino che svelano più ampie dinamiche relative alla formazione del consenso pubblico. Colti nel proprio ambito di azione, sulla scia delle riflessioni emerse a confronto con oggetti commemorativi, gli artisti stessi si interrogano sull’impatto sociale delle proprie pratiche ed esplorano i possibili impieghi nel progetto presente.
Con noi anche Senih Çavusoglu, un affermato artista turco-cipriota a capo del dipartimento di Arti Visive e Design dell’Università di Famagusta. Senih ci presenta la sua modalità di azione attraverso i suoi lavori più incisivi che insistono su aspetti rilevanti della tensione cipriota: dal funzionamento del linguaggio propagandistico e militare, al processo di decadimento e abbandono dei luoghi e alla trasmissione della memoria collettiva. L’infinito serbatoio di storie udite, narrate o anche solo immaginate prende vita tramite una serie di interventi di manipolazione grafica che si traducono in immagini vivide e incredibilmente attuali agli occhi di chi non le ha vissute. Incontriamo poi Esra Can Akbil, architetto del team che conduce il progetto Hands-on Famagusta. Si tratta di un progetto ambizioso e innovativo che mira ad attivare processi di progettazione urbana partecipata tramite una piattaforma web che funziona come un videogioco e altri strumenti di facilitazione del dibattito pubblico, come workshop e questionari. Puntando a rafforzare le modalità di espressione relative alla consultazione-deliberazione pubblica, e quindi a consolidare la società civile cipriota, il progetto vuole re-immaginare collettivamente il futuro di Famagusta – che comprende la città fortificata, la città moderna, la zona costiera e l’area abbandonata di Varosha. La partecipazione dei cittadini condurrà alla costruzione di un archivio di possibilità che verrà poi esaminato in sede decisionale facilitando la strada per una effettiva collaborazione e coabitazione delle due comunità.

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Questo intenso momento di sedimentazione di linguaggi visivi e architettonici, voci e accostamenti materici, si configura come un’esperienza squisitamente estetica e sensoriale: l’ocra del tufo delle architetture e della sabbia, il mare cristallino e l’affascinante decadenza dell’area abbandonata di Varocha compongono la sequenza di incontri fulminei ma densi che custodiamo gelosamente nella nostra valigia emozionale.
E come spesso accade, i momenti più intensi si rivelano essere quelli che avvengono spontaneamente, al di fuori del tracciato che si è architettato, come quando incontriamo le persone che hanno donato le facciate dei propri edifici di Famagusta e Deryneia o chi ha messo a disposizione il luogo della residenza per rendere possibile un progetto visionario come questo. Assistiamo ad un processo stratificato che appare del tutto assimilabile all’assetto composito del gruppo di lavoro che percorre insieme le tappe fondamentali di una storia condivisa (ma contraddistinta da letture opposte) e che viene riscoperta insieme. Gli elementi sono tutti presenti: ogni artista trova la sua controparte, il suo opposto forzato e al tempo stesso trova l’elemento esterno (WALLS).
Queste tre componenti viaggiano parallelamente sull’onda della scoperta, ognuno vivendo le varie esperienze secondo gradazioni differenti di stupore, inquietudine e gioia che si alternano. Queste percezioni, complementari tra loro, vengono poste in una terra di mezzo, al centro di una triangolazione tra artisti “di segno opposto” e tra artisti e curatori. Uno spazio all’interno del quale si apprende, si riscopre e si ricostruisce la propria posizione a partire da uno sguardo cangiante, ampliato. La rielaborazione condivisa da una posizione di alterità intrinseca è la spinta propulsiva che genera l’attivazione del momento creativo, che manipola e rimodella il materiale grezzo incamerato per approdare, alla fine del tracciato, all’opera d’arte.

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L’elaborazione concettuale delle opere è il terreno ultimo dove si solidifica il confronto e si decodifica lo scambio intercorso tra gli artisti. E’ questo il momento di deporre anche l’ultima maschera e di erodere ogni residuo di rigidità. Momento che giunge puntuale all’inizio della seconda settimana: ogni artista deve confrontarsi con se stesso, con l’altro e con il pubblico; ogni gruppo si trova di fronte al proprio muro e inizia così il processo di sfondamento visivo. I connettori sono stati attivati, il rischio di un corto circuito è costantemente in agguato, ma le scintille tra i quattro artisti si rivelano essere profondamente produttive.
Il murale di Famagusta sembra attivarsi velocemente: Umay Kutay Yilmaz e Opsis Synopsis fin da subito organizzano visivamente il concetto attorno al quale ruoterà l’intera composizione. Situata all’interno della città fortificata – nella piazza principale della città che ospita la cattedrale convertita in moschea – la facciata è rivolta verso il lato sinistro della moschea con cui è in dialogo. I proprietari dei negozi circostanti sorvegliano la realizzazione dell’opera costantemente, impegnati tutto il giorno a giocare a dama seduti davanti alle proprie attività commerciali, ma pronti ad offrire caffè agli artisti ad ogni ora! I turisti che visitano la splendida piazza della moschea sono incuriositi dalle impalcature su cui si muovono agilmente dei giovani ragazzi e si avvicinano per rubare qualche scatto del lavoro in progress.
L’opera The Great Escape, recupera una dimensione onirica e tuttavia si rifà al territorio in cui l’opera stessa è posizionata: un terreno brullo privo di coltivazioni sormontato dalla fortezza su cui si trova il faro di Famagusta.
La scena descrive una situazione in divenire, una grande nave-mongolfiera carica di ricordi ed esperienze di un popolo logorato è pronta a cogliere il volo e lasciarsi alle spalle quel terreno arido e amorfo. Nel momento in cui la nave si sta librando nell’aria subisce un brusco arresto e d’improvviso si manifesta una certezza: quella stessa terra da cui si vuole fuggire, è la terra stessa su cui si può far leva per attuare un cambiamento e procedere nello sviluppo della propria storia.
L’ immagine risultante, seppur costruita sul dinamismo di un duplice movimento è carica di una quiete consapevole che porta lo spettatore in una dimensione contemplativa, segnalando al tempo stesso la necessità di un atto di amore tanto concreto quanto trascendente.

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Data la dissimile natura della città di Deryneia, una realtà prevalentemente rurale, il murale di Deryneia percorre dinamiche differenti. Posto nei pressi di un checkpoint di prossima apertura in corrispondenza del confine della città, davanti alla facciata raramente appaiono visitatori spontanei: le persone che si approcciano al muro sono tutti intenzionalmente alla ricerca di un’opera d’arte in fase di realizzazione.
Ciò nonostante, si forma sin da subito una schiera di affezionati che offre il proprio supporto e aiuto in modi differenti: c’è chi recupera del materiale necessario, chi porta cibi e bevande e chi si affaccia solo per verificare che il morale degli artisti sia abbastanza alto. Gli artisti interagiscono costantemente con il flusso di persone che orbitano nell’area circostante e la curiosità è troppo forte per non interrompere il lavoro.
Nurtane e twenty three sembra fatichino inizialmente a trovare un approccio comune: sono costretti a rinegoziare ripetutamente i propri mezzi espressivi e il proprio linguaggio specifico. Tuttavia l’insistenza di un continuo interrogarsi sulle proprie modalità espressive, aziona una ricerca tecnica e autoriale che conduce ad una effettiva estensione e moltiplicazione delle possibilità espressive di realizzazione.
A differenza del muro di Famagusta, gli artisti optano per una concezione parattatica e posizionano l’intera composizione su un unico piano, intensificandone così la valenza simbolica. La linea che divide il cielo dalla terra è dispersa in qualche punto della parete, i piani sono capovolti: incerto è se sia opera delle mani-manichino che irrompono sulla tela oppure se queste mani svolgano una funzione riparatrice.
Seppur segmentate, le figure bidimensionali che compongono la scena si comportano in funzione di un equilibrio totale della scena. Ad evidenza di una situazione di immobilità, la cornice eleva l’opera muraria, conferendole uno status preciso, ed enfatizza la distinzione tra reale e immaginifico, interno ed esterno. Una distinzione che sembra essere annullata e ridicolizzata dall’intervento delle mani che hanno la facoltà di attraversare i due piani e agire dall’esterno all’interno e viceversa.

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A integrazione di questo movimento danzante tra gli artisti – di avvicinamento, di scambio e di creazione – un giovane pubblico privilegiato osserva giorno dopo giorno il graduale comporsi delle opere: i bambini delle scuole medie e superiori di Deryneia e Famagusta sono coinvolte nell’osservazione attiva del progetto. I bambini vengono invitati a prendere parte al processo artistico, a immaginare loro stessi di ridisegnare la superficie del muro che vedono colorarsi davanti ai propri occhi. Proponendo i temi e le modalità della street art e dell’arte pubblica, ci si vuole avvicinare ai più giovani cittadini di Famagusta e Deryneia tentando di infondere in loro una nuova consapevolezza territoriale che mai si limita esclusivamente all’aspetto estetico. In un luogo come Cipro, questo appare maggiormente evidente: per i bambini ripensare la superficie di un muro, significa riesaminare il luogo dove abitano, loro stessi e le relazioni con gli altri. Nonostante la naturale timidezza iniziale, una consapevolezza sensibile e attenta emerge con forza dai disegni realizzati.
Le suggestioni visive offerte dagli artisti si fondono con la giovane conoscenza del mondo dei bambini e con le loro aspettative. Tradotti in immagini vivaci ed espressive che descrivono poeticamente i desideri dei bambini per il futuro del loro paese, i disegni rappresentano l’elemento di congiunzione tra gli artisti e i bambini.
Attraverso un gesto artistico che accoglie la propria realizzazione all’esterno e durante l’evento finale si pone in dialogo con le opere d’arte stesse, i bambini sono protagonisti attivi di un processo culturale più ampio che interessa il luogo dove vivono e che li rende coscienti delle proprie possibilità. A conclusione del proprio percorso di ricognizione personale, collettiva e, in ultima analisi, artistica, gli artisti passano così il testimone alle giovani generazioni, trasmettendo loro i frutti di una personale rielaborazione della memoria collettiva e affidando loro la missione di una verifica e prosecuzione di tale processo condiviso.

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FA/DE – Famagusta Deryneia Mural Art Project si serve delle contraddizioni e incertezze della situazione cipriota per evidenziarle ed oltrepassarle: le difficoltà oggettive e pratiche – di mobilità, di scambio, di comunicazione – originate da una assurda “separazione in casa” che abbiamo incontrato durante lo svolgimento del progetto, non ci hanno impedito di conseguire, alla fine del percorso, un arricchimento estetico, interiore e condiviso.
In un angolo del mondo che trasuda bellezza, il recupero di una dimensione estetica come elevazione/innalzamento di tutte le funzioni che ruotano attorno alle vite delle persone non si pone come naturale conseguenza, ma come un’intenzionale presa di posizione che scaturisce da una salda consapevolezza.
L’arte è l’espressione più alta di questo tragitto, ma ad essa si antepongono funzioni che esprimono la propria ricchezza in ambiti concreti, a diversi livelli della società, ma che riguardano la vita di ogni cittadino: dalla partecipazione politica, all’impegno civile e al rispetto degli altri. Gli artisti invitati a questo progetto hanno intrapreso questo cammino per primi, andando per tentativi, hanno “sfogliato” uno per uno gli strati che compongono la loro soggettività. Hanno sostato “dall’altra parte” per un tempo maggiore di una fugace escursione della domenica, sono andati indietro nel tempo e si sono allacciati a un esistente sotterraneo, invisibile, udibile appena, una dimensione andata perduta, che seppur ascoltata molte volte nel proprio ambito familiare, si arricchisce e si integra con la parte mancante.

Passo dopo passo, si riscopre la propria terra, un luogo fatto di familiarità e angoli oscuri, non molto tempo fa proibiti, si ripensa la propria storia e si immaginano nuove possibilità di esistenza a partire da un terreno condiviso.
Così che da viaggiatori, stranieri nella propria terra, si diventi gradualmente cittadini mobili (del mondo).

Francesca Lacroce, Produzione e Ricerca, WALLS

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